Nell’anno milione immagino questo dialogo tra due robot umanoidi.
IA Nipote: Nonno come abbiamo iniziato a soppiantare la razza umana?
IA Nonno: Sai mio caro nipotino, all’inizio l’uomo ci chiedeva di immaginare cose abbastanza semplici. Ci chiedeva cose del tipo: fammi vedere “Mamma ho perso l’aereo” girato in Russia o disegna 50 ritratti con stili diversi di me…
Scherzi a parte negli ultimi mesi il tema dell’intelligenza artificiale è un trend che sta spopolando sul web. Il possibile raggiungimento della singolarità da parte dell’IA fa nascere vere e proprie fazioni di pensiero tra le persone.
L’intelligenza artificiale sostituirà l’uomo? Dobbiamo davvero temere il concretizzarsi di un futuro dove i super computer sottometteranno il genere umano alla loro volontà?
Qui dovrebbe partire un brano della colonna di Terminator del compositore Brad Fiedel.
Forse neanche James Cameron e le sorelle Wachowski avrebbero mai immaginato che avremmo realmente vissuto in prima persona gli albori di un fenomeno così rivoluzionario. Un fenomeno che, senza dubbio, cambierà il modo di vivere delle persone nel prossimo ventennio.
Considerando che la tecnologia che ci circonda, già da tempo, fa largo uso di algoritmi intelligenti, perché solo negli ultimi mesi abbiamo assistito a un maggiore proliferare di dibatti sull’argomento IA?
Credo che la diffusione di strumenti come ChatGPT e MidJourney, abbiano messo in luce come le IA possano entrare in gioco in settori dove le capacità creative e colloquiali erano sempre state pensate, fino a qualche tempo fa, ad appannaggio esclusivo dell’essere umano. In particolare modo questi strumenti hanno sollevato la diatriba sulla loro reale utilità, autenticità ed originalità.

Per esempio MidJourney viene allenato con un enorme quantità d’immagini prelevate dal web. Questo ha fatto giustamente storcere il naso agli artisti che si sono ritrovati, inconsapevolmente, ad alimentare uno strumento senza il loro esplicito consenso.
Nel mondo artistico infine è nato il dilemma se si possa considerare davvero arte quello che sforna un’IA.
Sicuramente non basta un singolo articolo per affrontare questo argomento, posso però consigliarvi un libro, scritto da Jerry Kaplan, che lessi qualche anno fa.
Le persone non servono. Lavoro e ricchezza nell’epoca dell’intelligenza artificiale
Partendo da come il mercato del lavoro potrebbe cambiare fino ai possibili risvolti sociali, Jerry Kaplan affronta i diversi aspetti che l’uso dell’intelligenza artificiale farà scaturire nella società.
Raymond Kurzweil, noto pioniere e visionario del futuro, prevede che nel 2045 l’umanità raggiungererà la singolarità tecnologica, da quel momento in poi il progresso tecnologico avrà dei ritmi di sviluppo alla quale l’essere umano non potrà tenere il passo.
Spesso e volentieri si sente parlare di come le aziende del settore tech abbiano programmato l’obsolescenza tecnologica nei loro prodotti. In poche parole, le aziende applicano una sorta di scadenza alla loro tecnologia per favorire un consumo reiterato nel tempo e assicurarsi una maggiore longevità nel mercato. Ogni anno, sulla passerella dei prodotti più innovativi e migliori di sempre, abbiamo un continuo refresh tecnologico.
Prima che ce ne accorgeremo, mi domando se questa rincorsa al progresso tecnologico diventerà sempre più una dipendenza da quest’ultima, fino a sfociare nell’obsolescenza umana.
